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LA "MIA" PIGNE D'AROLLA PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Luglio 2013 19:41

La notte scivola lenta quando devo affrontare un domani diverso dal solito: con la mia familiare ansia di non sbagliare nulla, penso e ripenso a quello che ho messo nello zaino. Ma dai che c’è tutto: ramponi, picca, imbrago, abbigliamento d’alta montagna… Ripasso mentalmente e con meticolosa cura il contenuto dell’e-mail che Daniele mi ha inviato giorni fa e rivedo le strepitose fotografie che mi ha allegato. Ed è proprio questo desiderio di salire sulla Pigne d’Arolla che mi ha spinto ad iscrivermi alla gita sociale della mia sezione del CAI.

Non conoscerò nessuno, temo ma è ora di alzarmi e poi, tra poco, lo saprò. Lascio una manciata di pensieri negativi sul cuscino stropicciato della mia camera, mi chiudo la porta alle spalle e mi ritrovo presto in una Saluzzo deserta e silenziosa. Partiamo per la Svizzera, Canton Vallese, destinazione Arolla, graziosa stazione sciistica ai piedi dell’imponente Monte Collon.

Il meteo è particolarmente rassicurante e prima ancora di salire sul pullman mi sono già trovata un’amica con cui condividere il viaggio, la passione per la montagna e…la compagnia. Arriviamo ad Arolla che è giorno fatto, da qui ci aspettano circa 1.100 metri di dislivello, parte dei quali già su ghiacciaio. Una fresca e profumata pineta ci protegge dalla calura estiva ed iniziamo piano piano le presentazioni. Sono sempre più convinta che in montagna tutto viene più facile, anche fare amicizia. Incontro molte persone che amano come me lo sci alpinismo ed è un frenetico e concitato carosello di gite fatte, di neve da urlo, di dislivelli totalizzati, di propositi per il futuro.

Ricompattiamo più volte il gruppo: Daniele è  un capo gita attento, organizzato e con la radicata consapevolezza che in una gita sociale il gruppo deve rimanere unito, nessuno deve sentirsi abbandonato a se stesso. Le cordate sono predisposte: ognuno di noi sa già chi sarà il proprio capo cordata e, per quanto mi riguarda, sono decisamente soddisfatta della composizione del mio gruppetto. Ci leghiamo con la super visone degli istruttori: accidenti, non ricordo più niente di nodi, di sistemi di sicurezza, di progressione su ghiacciaio. Davanti a noi  domina incontrastata un’imponente parete rocciosa spalmata da un’impressionante colata di ghiaccio che si protende quasi minacciosa verso di noi. I seracchi sono tagli profondi ed irregolari fatti da una lama che disordinatamente ha voluto aprire innumerevoli varchi scuri e fondi su questa enorme pancia bianca. In lontananza vediamo il rifugio Des Vignettes che ci ospiterà per la notte. Cena abbondante, giro di genepì e di genzianella e via sotto il piumone.

Sveglia presto, molto presto ma una ricca ed generosa colazione a base di uova strapazzate,  pancetta, cereali con yogurt, burro e marmellata ci fornisce una specie di gioiosa energia e poi …l’alba! Un delicato strato rosa sul bianco luminoso delle montagne sembra prepararci gradatamente all’arrivo dell’abbagliante luce del sole. I ramponi sono strumenti momentaneamente nemici visto che procedo insicura e timorosa. Un istruttore mi ricorda di usare tutte le dodici punte mentre io tendo a “risparmiarne” almeno la metà!

Il mio capo cordata si ferma, ci insegna come mettere i piedi  e come usare la picca. La numerosa combriccola italiana procede come tante formichine su un enorme strato di zucchero luccicante; la punta è vicina. I capi cordata si consultano spesso: c’è armonia, rispetto reciproco ma soprattutto una profonda amicizia che li lega da tempo e questa empatia è quasi palpabile. Piano piano, come un attore protagonista che vuole dominare la scena, compare sua maestà il Cervino e tutte le altre punte formano intorno a lui una corolla superba ed irregolare. Arriviamo tutti in cima: il panorama spazia sull’Eveque, il passo del Collon e la Beccad’Oren…io credo persino di aver visto il Monviso!!! Ultime foto di rito a tutto il gruppone che, sorridente e scherzoso  vuole approfittare fino all’ultimo del  paesaggio mozzafiato che ci regala questa domenica 7 luglio 2013. E’ ora di scendere. Infine, prima della partenza, si aprono velocemente due tavolini da picnic e in un batter d’occhio si affettano pane, salame (ottimo quello piccante!), verdure, tome alle erbette e torte di vario tipo, il tutto innaffiato da ottimo vino e da fresca birra. Arriviamo a Saluzzo prima di quanto potessi pensare. Un temporale estivo ricco di pioggia e di vento ha rinfrescato l’aria e godo a pensare come dormirò bene questa notte. Saluto tutti e velocemente me ne torno a casa. Mi corico serena e convinta di aver fatto  la scelta giusta: che bel fine settimana ho trascorso. Grazie, cari amici del CAI Monviso per la vostra generosità, pazienza e per l’entusiasmo e l’energia che investite in queste iniziative. Vi abbraccio tutti e…alla prossima.

Lidia Ricchiardi

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Settembre 2013 14:11